Giudizio e pregiudizio

Andreas Aceranti - 20/09/2016

 

 

 

KABUL - Lui ha 55 anni, lei ne ha 13. Lei è fragile perché è appena rimasta sola, lui è un uomo rassicurante che la accoglie e le dà conforto. Ma lui si innamora di lei e i due intrecciano una relazione durata fino all’anno successivo. Cinque anni dopo però il corpo della giovane si ribella, soffre di numerosi disturbi psichici e fisici, sfociati in anoressia e depressione. Così lei trova il coraggio di denunciare tutto. Ma, agli occhi del sistema, il loro “è amore” per cui lui non solo non viene punito ma le accuse di lei non trovano accoglimento.

 

ITALIA – Lui ha 22 anni, lei 19. Secondo quanto ricostruito dalla Questura: la 19enne era costretta a vendere il proprio corpo ad altri uomini, talvolta anche minorenni, spesso dietro minacce. L'obiettivo del fidanzato era quello di incassare soldi dallo sfruttamento della ragazza per potersi comprare scarpe e vestiti firmati. Come riporta un noto quotidiano, il 22enne aguzzino è finito al centro di un'inchiesta su un giro di prostituzione.

 

OREGON - Il terrore insanguina lo Stato e gli USA: assalto del Kuklus-Klan alla redazione del un giornale locale islamico, 12 morti, a seguito di un articolo in cui sostenevano che Allah fosse superiore al Dio cristiano.

 

 

 

Chiediamoci cosa ne pensiamo. Analizziamo questi tre casi e analizziamo il nostro pensiero in merito ai “colpevoli”.

 

Nel primo caso potremmo pensare che il colpevole è in parte l’uomo ma soprattutto il sistema che accetta e approva queste cose. Un sistema barbaro e incivile che non tiene in considerazione la fragilità della ragazza e autorizza un uomo fatto e finito ad abusare della sua posizione di superiorità per approfittarsi di lei. Un sistema giudiziario e sociale errato che, in nome di una religione che non considera le donne e i bambini manipola il bisogno delle persone di avere qualcosa o qualcuno in cui credere per giustificare gli atti peggiori.

 

Nel secondo caso ci verrebbe da pensare che, ancora una volta, un uomo si è approfittato di una ragazza innamorata. Lui probabilmente l’ha raggirata e, con minacce, l’ha obbligata a fare ciò che di peggio si potrebbe pensare: a vendere il proprio corpo per soldi, soldi che però avrebbe tenuto lui e speso per i propri capricci. Un ennesimo caso di umiliazione della donna e che meriterebbe, per il colpevole, una punizione esemplare.

 

Nel terzo caso, che per brevità non ho riportato perché di dominio pubblico, cosa abbiamo pensato, tutti, chi più chi meno? Che gli islamici sono estremisti, che sono dei barbari, e – chi sì chi no – il mondo si è mobilitato per esprimere solidarietà alla redazione del giornale.

 

 

 

Ma sapete qual è la verità? Che tutti questi pensieri sono basati sul pregiudizio. Cercherò di spiegare il perché.

 

 

 

Analizziamo di nuovo i tre casi. Uno per uno. I casi veri però.

 

KABUL - Lui ha 55 anni, lei ne ha 13. Lei è fragile perché è appena rimasta sola, lui è un uomo rassicurante che la accoglie e le dà conforto. Ma lui si innamora di lei e i due intrecciano una relazione durata fino all’anno successivo. Cinque anni dopo però il corpo della giovane si ribella, soffre di numerosi disturbi psichici e fisici, sfociati in anoressia e depressione. Così lei trova il coraggio di denunciare tutto. Ma, agli occhi del sistema, il loro “è amore” per cui lui non solo non viene punito ma le accuse di lei non trovano accoglimento.

Quanto siete arrabbiati? Quanto vi fa schifo il sistema che lo ha assolto? Quanto siete disgustati dalla cultura di queste persone? Tenete bene in mente queste emozioni perché il caso che avete letto l’ho appositamente edulcorato: adesso vi riporto il caso vero.

 

PORTOCANNONE (CB) - Lui – don Marino Genova - ha 55 anni, lei – Giada Vitale - ne ha 13. Lei è fragile perché è appena rimasta sola, lui è il parroco del paese, rassicurante che la accoglie e le dà conforto. Ma lui si innamora di lei e i due intrecciano una relazione durata fino all’anno successivo. Cinque anni dopo però il corpo della giovane si ribella, soffre di numerosi disturbi psichici e fisici, sfociati in anoressia e depressione. Così lei trova il coraggio di denunciare tutto. Ma, agli occhi del gup, il loro “è amore” per cui lui non solo non viene punito ma le accuse di lei non trovano accoglimento. Il giudice Daniele Colucci, in servizio al tribunale di Larino, scrive, nero su bianco, che, quella tra Giada Vitale e don Marino Genova, è da considerarsi una vera e propria relazione amorosa. Con il consenso di entrambi, anche se Giada era poco più che una bambina, aveva perso da poco i suoi affetti più importanti ed era plagiata al punto di non avere la forza di reagire. Anche se il PM ha parlato di consenso ancora prima di concederle il colloquio. Così, Colucci, assolve don Marino da tutti i suoi peccati, anche perché, si sottolinea nella sentenza, seppure l’adolescente fosse psicologicamente fragile e incapace di reagire, il parroco, non essendo uno psicologo, non poteva accorgersi del disagio mentale. Non era tenuto a somministrargli alcun farmaco. È scritto proprio così. (Fonte: http://retelabuso.org/2016/09/07/sentenza-shock-al-tribunale-di-larino-per-il-giudice-i-rapporti-tra-don-marino-genova-e-la-14enne-giada-vitale-erano-consenzienti/)

 

Siete ancora sicuri di considerare inumana la religione di quest’uomo?

 

 

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ITALIA – Lui ha 22 anni, lei 19. Secondo quanto ricostruito dalla Questura: la 19enne era costretta a vendere il proprio corpo ad altri uomini, talvolta anche minorenni, spesso dietro minacce. L'obiettivo del fidanzato era quello di incassare soldi dallo sfruttamento della ragazza per potersi comprare scarpe e vestiti firmati. Come riporta un noto quotidiano, il 22enne aguzzino è finito al centro di un'inchiesta su un giro di prostituzione.

Quanto siete arrabbiati? Quanto vi fa schifo il sistema che lo ha assolto? Quanto siete disgustati dalla cultura di queste persone? Tenete bene in mente queste emozioni perché il caso che avete letto l’ho appositamente edulcorato: adesso vi riporto il caso vero.

 

ITALIA – Lei ha 22 anni, lui 19. Secondo quanto ricostruito dalla Questura: il 19enne era costretto a vendere il proprio corpo ad altri uomini (non è un errore, doveva vendersi ad altri uomini), talvolta anche minorenni, spesso dietro minacce. L'obiettivo della fidanzata era quello di incassare soldi dallo sfruttamento del ragazzo per potersi comprare borse e vestiti firmati. Come riporta Il Resto del Carlino, la 22enne aguzzina è finito al centro di un'inchiesta su un giro di prostituzione tra Rimini e Marche. La riminese, nata a Bologna, concordava gli appuntamenti del suo ragazzo e pretendeva poi un resoconto delle performance, ma soprattutto il denaro guadagnato dal giovane. Inoltre, capitava spesso, che la ragazza fingesse di essere il fidanzato per inviare messaggi dal forte contenuto erotico e con richieste di prostituzione ai clienti. Manovre che le servivano per guadagnare più soldi e potersi comprare borse e vestiti migliori. Come riportato da Il Resto del Carlino, la ragazza minacciava spesso il giovane con frasi come "Non dire niente, voglio più soldi, ti rovino".

L'operazione, coordinata dalla Dda di Ancona, ha scoperto, in particolare nelle zone di Fano e Urbino, questo giro di prostituzione che coinvolgeva spesso minorenni. I ragazzi venivano prima adescati e poi spinti ad avere rapporti sessuali in cambio di droga o smartphone.

 

Siete ancora indignati? Oppure, ammettetelo, scoprendo che la vittima è un ragazzo vi è scappato un sorriso o una risatina?

 

 

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OREGON - Il terrore insanguina lo Stato e gli USA: assalto del Kuklus-Klan alla redazione del un giornale locale islamico, 12 morti, a seguito di un articolo in cui sostenevano che Allah fosse superiore al Dio cristiano.

Siete arrabbiati? Siete disgustati dalla cultura di queste persone? Hanno fatto bene a fare tutto questo? Tenete bene in mente queste emozioni perché il caso che avete letto l’ho appositamente edulcorato: adesso vi riporto il caso vero.

 

PARIGI - Il terrore insanguina Parigi e la Francia: assalto alla redazione del giornale satirico, 12 morti. È il giorno dell’attacco a Charlie Hebdo a seguito della vignetta satirica su Maometto. Non entrerò nei dettagli perché li consociamo fin troppo bene.

 

La pensate ancora allo stesso modo?

 

 

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Perché i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri giudizi cambino così velocemente? Perché a seconda delle informazioni che riceviamo il caso, il colpevole e le vittime ricadono in categorie diverse. E così il pregiudizio che abbiamo nei confronti di quella categoria prevale sulle informazioni oggettive.

 

Da dove viene il pregiudizio? Non dall’ideologia ma, piuttosto, trova le sue origini da una profonda necessità sociale che si associa ad un particolare modo di pensare.

 

Lasciate che mi spieghi meglio: le persone che non si trovano a proprio agio con l’ambiguità o con l’incertezza e vogliono prendere decisioni rapide e ferme sono molto più prone alla generalizzazione rispetto alle altre. Chi vive nel pregiudizio, e quindi nel disprezzo, si sente forte ma ha una necessità impellente di prendere decisioni mirate a ridurre le incertezze e le ambiguità. Provate a pensare a cosa ci succede di continuo: litighiamo con una persona e decidiamo che “tanto è un cretino” e più il disprezzo aumenta in noi (“ho ragione io”, “non capisce niente”, “ma chi si crede di essere”…) più aumenta in noi la necessità di agire in modo irrazionale e deciso per mettere dei “paletti”. Motivo per cui a caldo non si dovrebbe mai reagire.

 

Tutti dobbiamo prendere delle decisioni, prendere posizione in una situazione, fare delle scelte, ma coloro che non riescono a reggere l’incertezza tendono inconsciamente ad affidarsi alle informazioni più ovvie, spesso le prime con cui vengono in contatto, al fine di ridurre l’incertezza stessa. E questo è lo stesso motivo per cui prediligono le regole ferree, le autorità da loro riconosciute e le norme sociali: perché questo aiuta a velocizzare le scelte. È più facile additare un gay che cercare di capirlo e, ancora di più che mettersi in dubbio dell’esserlo noi stessi.

 

Chi vive nel pregiudizio ha un meccanismo automatico di negazione che lo porta ad ignorare le informazioni che contraddicono la sua scelta.

 

Questo modo di pensare è strettamente legato alla necessità di categorizzare e classificare il mondo, spesso inconsciamente. Quando incontriamo qualcuno vediamo subito se è uomo o donna (sì in certi casi la distinzione non è così facile e immediata ma diciamo, in genere….quasi subito), giovane o vecchio, bianco o nero senza percepire il nostro bisogno di classificazione. Questo perché la classificazione sociale è utile per ridurre la complessità, ma il problema si pone quando vogliamo, o dobbiamo, assegnare un'etichetta e determinate proprietà a queste categorie. E questo porta al pregiudizio e alla stereotipizzazione.

 

Chi ha bisogno di un giudizio rapido baserà la propria opinione su ciò che egli crede si applichi alla categoria di cui l’altro fa parte. È virtualmente impossibile cambiare il modo in cui le persone pensano. Ma c’è anche una buona notizia: è possibile, e nemmeno troppo difficile, ridurre il pregiudizio. Come? È complicato da spiegare in poche righe ma, sostanzialmente, possiamo utilizzare le esperienze positive per “riprogrammare” il nostro modo di pensare.

 

 

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Ora torniamo ai nostri casi iniziali e lasciatemi essere un po’ provocatorio.

 

Il Vangelo di Matteo recita:

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. (La Sacra Bibbia - Matteo18,6 - C.E.I.)

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. (La Sacra Bibbia - Matteo18,6 - C.E.I.)

 

Questo parroco non dovrebbe essere perseguito dalla Chiesa Cattolica? Il Vangelo è chiaro su questo punto: Gesù non parla di riabilitazione, parla di macina girata da asino.

 

Il Giudice che lo ha assolto non ha forse ignorato il danno della bambina disprezzandola in toto?

 

 

Il Corano 5 recita:

32 Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità.

33 La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso. (Il Nobile Corano, traduzione di Hamza Piccardo, UCOII).

 

 

Secondo l’interpretazione islamica la vignetta di Charlie Hebdo in cui veniva ridicolizzato Maometto equivaleva a spargere la corruzione sulla terra e la “ricompensa” per tale atto è la morte o la crocifissione. Possiamo non essere d’accordo con questa religione, ma gli atti perpetrati dagli estremisti sono coerenti con il loro testo sacro e quanto avvenuto era prevedibile. Non possiamo nasconderci dietro il pregiudizio del “sono degli incivili”.

 

Se da un lato è umanamente incomprensibile che lo Stato Islamico e la Religione Musulmana trattino le persone in un certo modo e tolleri certi atti di omicidio ritengo sia altrettanto incomprensibile come lo Stato Vaticano e la Religione Cattolica trattino i bambini e tollerino certi stupri.

 

 

 

 

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