Identità sessuale: esistono ancora l'uomo e la donna?

Simonetta Vernocchi - 15/06/2013

 

 

 

 

La sessualità umana comprende l’identità sessuale, la funzione sessuale e la  relazione di coppia che può essere considerata sia  in condizioni normali che patologiche. La sessualità umana presenta nei due sessi molte somiglianze legate alla biochimica di base: 45 cromosomi su 46 sono in comune nei due sessi:  ma le  differenze biochimiche, metaboliche, vascolari, nervose, ormonali, immunitarie, muscolari, sono a ben vedere più quantitative che qualitative.

 

Le differenze anatomiche e di ruolo riproduttivo (dimorfismo sessuale) tra i due sessi sono condizionate dalla presenza del  cromosoma Y. Il programma biologico di base è femminile infatti gli embrioni  con  45 cromosomi  e corredo cromosomico  (45, XO), sono  affetti da sindrome di Turner, e si sviluppano somaticamente come femmine sterili. Dal cromosoma Y, ossia dall’attività dei geni che esso contiene e dalle molecole specifiche che i geni codificano, dipende il dimorfismo somatico, ossia l’insieme delle differenze fisiche, incluse le cerebrali, tra corpo maschile e femminile.  Queste differenze, determinate dalla biologia, sono state amplificate, arricchite di connotazioni culturali, investite di contenuti dalla religione, dai contesti socioculturali e storici.

 

La sessualità umana è infatti  multifattoriale: vi concorrono fattori biologici, psico-emotivi e contesto-correlati, sia in senso affettivo, di coppia e famiglia, sia in senso culturale e sociale. È anche multi-sistemica: dal punto di vista biologico la funzione sessuale dipende dall’integrità e dal coordinamento tra sistema nervoso, vascolare, ormonale, muscolare, metabolico e perfino immunitario.

 

La sessualità umana si esprime in quattro dimensioni: il sesso biologico,  l’identità sessuale, la funzione sessuale e la relazione di coppia, dimensioni che sono  interagenti tra loro.

 

L’identità sessuale indica la percezione sessuata che ognuno ha di se stesso/a e risulta legata ai fattori che abbiamo riportato.

Possiamo schematizzare i vari fattori che caratterizzano l’identità sessuale:

1) sesso biologico  è  determinato  dai cromosomi, e da tutti i fattori endocrini, nervosi, recettoriali  che portano alla normale differenziazione sessuale.

Nel sesso biologico comprendiamo:  sesso cromosomico, un sesso gonadico, genitale ed al fine il normale sviluppo maschile e femminile. Sesso Gonadico: ovaia e testicoli normali. Di questo abbiamo  le varianti patologiche: Ermafroditismo vero, Disgenesia gonadica.

Sesso Genitale: pene e vagina. Di questo abbiamo  le varianti patologiche: Agenesia vagina, Clitoridomegalia, Ipospadia.

Sesso di Genere: Sentirsi maschio e femmina. Di questo  le varianti patologiche sono i  disordini dell’identità sessuale.

2) identità di genere, ossia la rappresentazione intrapsichica che ognuno di noi ha della propria identità di uomo o donna, modulata dalla soddisfazione o meno con cui la vive;

3) identità di ruolo, relativa al vissuto del proprio ruolo sociale, maschile o femminile. Oggi è possibile per un uomo svolgere  un lavoro tradizionalmente considerato femminile, come aver cura della casa, e viceversa, per una donna fare un lavoro “maschile”, come intraprendere la carriera militare. È il “vissuto” ossia come la persona percepisce questa possibilità, che la rende positiva per l’identità sessuale, nel senso di ampliare la possibilità di espressione personale, oppure  conflittuale e problematica fino a giungere ad una vera e propria  difficoltà con ansia, depressione o rifiuto del ruolo.

4) identità di orientamento sessuale. Si tratta di come si orienta il proprio desiderio o “méta sessuale”, su un partner, oggetto di desiderio, dello stesso sesso: orientamento omosessuale; oppure del sesso opposto: orientamento eterosessuale. In una stessa persona il desiderio e il comportamento sessuale possono essere presenti in entrambe le direzioni: si parla in tal caso di orientamento bisessuale.

 

Esiste  la possibilità di  non avere un definito e preciso orientamento sessuale chiamando “unlabelled” ossia “senza etichetta” questa disposizione dell’orientamento o meglio disorientamento sessuale. Difficile dire se si possa definire ancora fisiologico questo stato o si sconfini nella patologia, o come più probabilmente  possa trattarsi di una fase dell’adolescenza piuttosto dilatata che prelude l’orientamento sessuale vero e proprio. Di fatto è un problema del tutto recente. Se fino a qualche decennio fa era frequente che gli adolescenti magari omosessuali vivessero in modo conflittuale il proprio orientamento sessuale e si definissero  “senza etichetta” oggi questo accade anche al di fuori ed al dì là dell’omosessualità. Sicuramente da un lato le difficoltà ad essere accettati come diversi sono ancora presenti,  e la  quasi  banalizzazione del proprio orientamento   è forse un meccanismo di difesa. E’ più facile sostenere: “non so cosa sono, non mi puoi etichettare, non mi puoi catalogare” che ammettere di essere gay o lesbiche.  Molti degli  unlabelled re-intervistati dopo 6 anni circa il proprio orientamento sessuale avevano in realtà una relazione etero, soprattutto le donne, per gli uomini poco meno del 50% degli ex unlabelled avevano una relazione omosessuale. Parrebbe quindi che l’essere senza etichetta possa far parte di un processo fisiologico della crescita e della maturazione dell’orientamento sessuale dell’adolescente, tanto più che nella nostra società comportamenti adolescenziali si protraggono oltre il II e il III e talvolta il IV decennio di vita.

 

La sessualità ha molteplici significati e finalità.

Può esprimere:

1) emozioni positive come affetto, amore, passione, bisogno di intimità emotiva e fisica (sesso amoroso), o negative, quali odio, distruttività, sadismo;

2) voglia fisica, attrazione, gusto del piacere erotico e/o della trasgressione (sesso ricreativo);

3) desiderio di un figlio (sesso procreativo);

4) bisogno di ottenere dei vantaggi emotivi personali (tacitare ansia, angoscia, solitudine, fame d’amore, scaricare tensione, confermare la propria identità o il proprio potere), relazionali (ridurre l’aggressività del partner, ottenere attenzione e così via), o vantaggi oggettuali (denaro, oggetti, viaggi, facilitazioni, carriera) (sesso strumentale).

 

Più motivazioni possono essere co-presenti. Possono cambiare nel tempo e/o nella stessa persona e coppia a seconda della fase della vita personale e della relazione.

 

Fattori socioculturali condizionano il tipo di educazione sessuale, il sistema di valori di riferimento, il grado di polarizzazione dei ruoli nella coppia, gli stereotipi sessuali, il livello di libertà sessuale, la percezione di eventuali problemi, le modalità di espressione verbale del disturbo sessuale, la ricerca o meno di aiuto terapeutico. Possono modulare la percezione del problema sessuale, i tabù che ne inibiscono la verbalizzazione, e quindi il ricorso al medico, e le stesse modalità di espressione verbale del disturbo sessuale.

 

Il significato dell’intimità sessuale, della soddisfazione o insoddisfazione affettiva e sessuale, e del problema sessuale stesso per la donna, per l’uomo e per la coppia influenzano il vissuto che ne deriva, la probabilità di ricorso al medico o allo psicosessuologo, la prognosi, la compliance alla terapia e la variabilità del risultato terapeutico. Le disfunzioni sessuali, maschili (MSD, Male Sexual Disorders) e femminili (FSD, Female Sexual Disorders), possono esprimersi in un continuum dalla insoddisfazione (con potenziale integrità della risposta fisiologica ma frustrazione emotivo-affettiva) alla disfunzione (con o senza modificazioni patologiche) alla patologia francamente radicata nel biologico. MSD e FSD possono causare un variabile grado di disagio e sofferenza (distress) personale e interpersonale. Nell’uomo e nella donna, differenti disfunzioni sessuali possono coesistere: si parla di comorbidità sessuale. Ad esempio, nell’uomo un disturbo dell’erezione può causare e associarsi a un disturbo del desiderio; nella donna, un disturbo del desiderio può coesistere con un disturbo dell’eccitazione o dell’orgasmo. La comorbidità sessuale è più frequentemente riportata dalle donne.

 

Una seconda importante comorbidità è presente, in uomini e donne, tra condizioni mediche internistiche, endocrinologiche, neurologiche e farmacologiche che si accompagnano a  disfunzioni sessuali.  Ricordiamo il diabete  e le sue ripercussioni sull’eccitazione e sull’intera funzione sessuale; le malattie cardiovascolari che, insieme al diabete, sono la causa principale di disfunzioni erettive nell’uomo e, seppur finora sotto-studiate, di disfunzioni sessuali anche nella donna. Consideriamo le disfunzioni ormonali, le malattie neurologiche e psichiatriche con le relative pesanti terapie farmacologiche. Nella donna, in particolare, è frequente la  comorbidità tra disfunzioni sessuali, disfunzioni del pavimento pelvico (ipotono e ipertono) e disfunzioni urologiche – quali incontinenza da sforzo, da urgenza o mista o cistiti – o proctologiche, quali stipsi o emorroidi. E’ difficile eseguire una valutazione completa ed esaustiva della funzione sessuale che prescinda dalla valutazione medica intesa in senso lato: internistica, endocrinologica, neurologica, urologica, ginecologica/andrologica, urologica, proctologica….

 

Alla strutturazione dell’identità sessuale concorrono quindi fattori biologici, psicosessuali e relazionali. L’identità sessuale è dinamica, perché espressione di un vissuto modificabile da fattori endogeni ed esogeni, biologici e psichici. Ha la massima plasticità durante la vita fetale, la prima e  seconda infanzia e l’adolescenza. Può andare incontro a modificazioni strutturali significative a tutte le età, in risposta a fattori biologici e psicodinamici, in particolare ad eventi traumatici affettivi o somatici.

 

 

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