Il volo del gabbiano ansiolitico

Andreas Aceranti - 20/05/2013

 

 

 

 

 

Sabato mattina mi sono svegliato alle 4am per partire per Roma. Alcuni ricorderanno come in un articolo precedente (Una mattinata normale) e nel nostro  libro Neurofisiologia e psicobiologia delle emozioni io abbia già trattato dei miei processi neurali al risveglio. Ma questa volta è stato diverso. Ero in ritardo. Ero stanco dalla sera prima (io tutte le sere prima di partire per un congresso o un seminario esco sempre con qualcuno, anche se ogni volta mi riprometto di non farlo più perché il giorno dopo sarò puntualmente rintronato. Dovevo andare a Roma, a metà maggio (io detesto il caldo) e con una previsione di migliaia di persone tra turisti, campionati di tennis e manifestazioni politiche.

 

Sai che voglia!

 

Ma Marco e Tony (noto ai più come l'avvocato Antonio Bubici) contavano sulla mia presenza e non potevo non andare. I miei collaboratori sanno che perché io cancelli un impegno di lavoro devono piovere meteore dal cielo o scatenarsi la peste nera o un cataclisma a vostra scelta. I miei studenti conoscono bene questo lato del mio carattere visto che a lezione e agli esami mi presento sempre nonostante le dita incrociate, il vodoo, le preghiere e qualsiasi altro espediente possano trovare per cercare di farmi stare a casa.

 

Sono felice di essere stato invitato e di essere andato perché sabato si è rivelato uno dei giorni più significativi e liberanti della mia carriera e, oserei, della mia vita.

 

Dovevo, infatti, presenziare al congresso nazionale di ANDOS (Associazione Nazionale contro le Discriminazione da Orientamento Sessuale - www.associazioneandos.org) per parlare del nostro nuovo libro "Come e perché amiamo" (fuori catalogo, la nuova edizione si intitola "Brucio per te!") e, lo ammetto, quella platea mi intimoriva.

 

Nel corso degli anni ho parlato a congressi in quasi tutte le nazioni d'Europa alcuni dei quali con oltre 1.500 persone, senza problemi. E chi mi conosce sa che parlare in pubblico non è per me un problema. I miei problemi, secondo la squadra, sono altri. Ma io mi crogiolo nella mia idea di normalità.

 

Comunque sabato era diverso. La domanda era "perché quella platea di poco più di un centinaio di persone mi metteva soggezione?". Questo era il mio pensiero per tutti e 5 i gradini che mi stavano portando sul palco. Cento persone sono la media delle classi in cui insegno e dei corsi che tengo, allora... Perché?

 

Non l'avevo capito fino ad ora. Sono le 16.08 di domenica 19 maggio 2013 e ho deciso di scrivere il ragionamento che mi ha fatto capire cos'è successo nella mia mente perché ritengo sia importante condividere ciò che si capisce.

 

Sono a Roma e, su consiglio di Tony, Fabio mi ha prenotato un treno di ritorno verso sera, così da avere il pomeriggio della domenica libero per girare la città. Sono seduto sui gradini a poche decine di metri dal Vittoriano e guardo i gabbiani che svolazzano. I gabbiani sono, erano, uccelli prettamente di mare ma oggi si trovano anche qui. Che dire? Di necessità, virtù! Secondo gli etologi se ne stanno lì un po' per la disponibilità di cibo nei rifiuti, un po' per l'aumento la temperatura a causa dei gas di scarico. Mentre li guardo penso al volo dei gabbiani. O meglio, penso al volo in generale.

 

Il "volo" è quel processo per il quale un corpo può spostarsi nell'aria grazie ad una forza detta Portanza; se questa è maggiore o uguale alla forza di gravità allora il corpo vola. All'esterno dell'atmosfera della nostra atmosfera le regole sono un po' diverse ma noi rimaniamo qui in piazza Venezia a Roma.

 

Per capire il ragionamento (complicato e contorto come solo io riesco ad essere) che mi ha fatto capire cosa mi avesse turbato sabato dobbiamo prendere in considerazione i concetti di pressione, velocità e Portanza.

 

So che apparentemente non c'entrano nulla con la domanda originaria ma ci tengo a spiegare al lettore ogni passaggio logico che mi ha portato alle conclusioni e non voglio semplicemente proporle in modo asettico senza una spiegazione.

 

Ora prendiamo un foglio di carta, accostiamolo orizzontale alla bocca e soffiamo sulla faccia superiore. Noteremo che la carta di solleva andando verso l'alto. Il foglio è molto sottile per cui le due facce sono quasi alla stessa altezza; applicando quindi l'equazione di Bernoulli questa diventa:

 

pi + ½ pvi2 = ps + ½ pvs2

(dove pi = pressione dell'aria sulla faccia inferiore; vi = velocità dell'aria sulla faccia inferiore; ps = pressione dell'aria sulla faccia superiore; vs = velocità dell'aria sulla faccia superiore)

 

 

Ma la velocità dell'aria che scorre sul lato superiore del foglio è maggiore di quella sul lato inferiore, quindi la pressione sul lato superiore è minore rispetto a quella sul lato inferiore. Questa differenza di pressione origina una forza diretta verso l'alto. E questa fa alzare il foglio.

 

Nominando "A" l'area del foglio la forza è pari a:

 

F = A (ps – pi)

 

Questo è lo stesso principio che si applica agli aerei le cui ali sono progettate in modo che l'aria scorra più velocemente sulla superficie superiore dell'ala rispetto a quella inferiore. Esattamente come per il foglio di carta si crea una differenza di pressione e, quindi, una forza ascendente che spinge l'ala verso l'alto.

 

 

 

 

 

Questa forza si dice Portanza dell'ala ed è direttamente proporzionale al quadrato della velocità rispetto all'aria e all'area ella superficie dell'ala.

 

La Portanza è, quindi, quella forza che sostiene il peso dell'aereo e fa anche volare gli uccelli. La Portanza è dipendente dalla velocità ma è influenzata dall'Angolo di Attacco, ovvero l'angolo formato dal profilo dell'ala rispetto alla direzione di movimento.

 

 

 

 Le al degli aerei sono inclinate verso l'alto ed il pilota le manovra così che l' Angolo di Attacco renda massima la Portanza e le differenze di velocità dell'aria  tra il lato superiore e quello inferiore dell'aria.

 

Tranquilli, non sto delirando. Adesso torniamo alla domanda originaria.

 

Io sostengo sempre che per comprendere gli schemi della mente è meglio comprendere prima la matematica e gli schemi matematici e amo, nel caso non si fosse ancora capito, fare paragoni e similitudini tra i processi mentali e quelli naturali.

 

Dunque, riassumiamo quanto detto fin qui:

- un oggetto può volare quando la Portanza ad esso applicata è maggiore o uguale alla forza di gravità

- la Portanza dipende dalla velocità e dell' Angolo di Attacco.

 

Ora paragoniamo me al foglio di carta o all'ala dell'aereo.

La velocità dell'aria sul lato inferiore sarà, nella nostra similitudine, rappresentata dalla "resistenza" della platea.

La velocità dell'aria sul lato superiore è data dalla mia conoscenza della materia.

L' Angolo di Attacco invece è la mia percezione (la mia inclinazione) dell'impatto dell'argomento, quanto la materia interessi al pubblico.

 

Generalmente, quando tengo un corso o partecipo ad un simposio, la “resistenza” della platea (la velocità sul lato inferiore) è bassa perché chi viene a sentirmi parlare mi conosce, di persona o di nome, e viene perché è interessato.

La mia conoscenza della materia (la velocità sul lato superiore) è solitamente alta; anche perché di solito mi rifiuto di parlare di ciò che non conosco.

L’ Angolo di Attacco è favorevole perché se, come detto, le persone vengono a sentirmi allora l’interesse per la materia c’è.

 

Ma sabato la cosa era diversa. Ad un congresso nazionale in cui nella mattinata erano intervenuti onorevoli e senatori, esperti di mercato e testimonianze personali di vita vissuta, la resistenza della platea era scontata nei confronti di uno scienziato che era lì per parlare di applicazioni scientifiche che potevano risultare particolarmente complesse e fuori tema, per cui la velocità sul lato inferiore era particolarmente alta.

 

Per dare un’idea della carica emotiva che si era generata invito il lettore a leggere l’articolo apparso sul La Stampa (e che trovate qui: http://lastampa.it/2013/05/17/cronaca/husein-in-fuga-dall-iraq-a-torino-qui-finalmente-libero-di-essere-gay-nU9v4EQfvZq0S4AJgDvH6J/pagina.html). Oltre ad Hussein ha parlato l’ex-militare Massimo, raccontando la sua storia di “clandestinità” a causa del suo orientamento sessuale. Non mi dilungherò sulle testimonianze perché spero che avremo modo di godere delle storie direttamente dal pugno di chi le ha vissute.

 

L’emotività gioca sempre un ruolo fondamentale nelle platee. Dovevo quindi adattare il mio Angolo di Attacco. Dovevo cambiare il contenuto del mio intervento da scientifico a umanitario per migliorare la portanza vincendo la resistenza.

 

In una situazione come quella di sabato la velocità superiore (la mia competenza della materia) è calata istantaneamente quando ho deciso di cambiare il mio intervento. Se da un lato è vero che sono un esperto della mente umana e delle emozioni che vi alloggiano, dall’altro è altrettanto vero che il mio approccio è rigorosamente scientifico e matematico. Il carico emotivo che caratterizzava quel pubblico mi era completamente estraneo.

 

Per cui l’ Angolo di Attacco mi divenne completamente incognito: cosa avevo da dire? Quale poteva essere il mio apporto? Come dovevo dirlo?

 

Tutto questo ha fatto sì che la mia Portanza, ovvero la “forza” del mio intervento, fosse carente fin dall’inizio, almeno secondo le mie percezioni e le deduzioni che avevo fatto.

 

Per cui le mie ghiandole surrenali hanno cominciato a produrre e rilasciare adrenalina. La frequenza cardiaca e quella respiratoria sono aumentate. Respirando più in fretta il mio tasso di O2 nel sangue saliva mentre quello di CO2 scendeva. L’ipocapnia (la condizione in cui l’anidride carbonica scende sotto un certo livello) mi dava quel senso di ansia che avvertivo salendo i gradini.

 

Sono salito sul palco e ho appoggiato gli appunti sul leggio, stando attento a non guardare la platea. Un bel respiro e ho alzato gli occhi.

 

Da esperto di F.A.C.S., fortunatamente, c’ho messo poco a fare una stima degli “ossi duri” e di quelli che invece erano recettivi. In quel momento la mia percezione della resistenza della platea è cambiata. Diminuendo la velocità sul lato inferiore la portanza aumenta.

 

Un paio di battute per rompere il ghiaccio come faccio sempre davanti ai pubblici nuovi e tutto si è risolto. Oserei anche avanzare l’ipotesi che mi abbiamo ascoltato dall’inizio alla fine viste le domande che mi sono state poste durante la pausa.

 

La mia ansia del momento era il risultato della mia percezione di una delle variabili (le aspettative della platea, la velocità sul lato inferiore). Ansia facilmente superata grazie all’applicazione di ciò che conosco e al fatto che Marco e Tony avevano già preparato la platea nei giorni precedenti.

 

Ci tenevo a scrivere questa mia esperienza nella speranza che torni utile a tutti quei lettori che sperimentano l’ansia da prestazione. Ricordiamoci sempre che l’ansia è soggettiva e, come tale, dipende sempre dalle nostre percezioni soggettive.

 

Cambiare angolazione e ideazione ci permette di modificare le variabili che ci impediscono di “spiccare il volo”.

 

Ho volutamente toccato solo marginalmente il lato emotivo perché sarà oggetto di una pubblicazione futura.

 

Per cui concludo spronando il lettore che si trovi in balìa dell’ansia da prestazione di non lasciarsi prendere, non lasciarsi sopraffare dall’emozione ma a rimanere razionale e valutare quale delle tre variabili (velocità superiore = competenza; velocità inferiore = resistenza/aspettative dell’altro; Angolo di Attacco = interesse e contenuti del discorso) sta generando la situazione d’ansia e su quale delle tre si può agire nell’immediato per cambiare il risultato dell’equazione.

 

 

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Un grazie speciale va a Antonio Bubici, Marco Canale, Massimo Florio, Markus Haller e a tutti gli altri amici di ANDOS per avermi reso parte di questa bellissima esperienza.

 

 

 

 

 

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