Una malattia mentale chiamata amore

Andreas Aceranti - 04/04//2013

 

 

 

 

Da secoli gli studiosi, i filosofi, gli uomini di fede, gli scienziati cercano di dare una risposta alla domanda che fin dalla notte dei tempi assilla l'uomo: cos'è l'amore?

 

Le teorie e le supposizioni per dare una risposta a questa domanda si sono sprecate nel corso degli anni ma se approcciamo il quesito da un punto di vista meramente scientifico, grazie alle nuove scoperte della psichiatria, della neurofisiologia, della diagnostica per immagini e dell'endocrinologia possiamo dedurre, e se vogliamo anche concludere, che la verità sull'innamoramento è che questo è, in qualche modo, indistinguibile da un'importante patologia neuropsichiatrica.

 

Le modificazioni comportamentali sono reminiscenti a quelli della psicosi e, biochimicamente parlando, l'amore appassionato imita quasi perfettamente i sintomi dell'abuso di sostanze psicotrope.

 

Già nel 2005 il dr. John Marsden, direttore del British National Addiction Centre, aveva ipotizzato che l'amore creasse una dipendenza associabile, per effetti e velocità di assuefazione, alla cocaina (BBC Body Hits, Dec 4, 2005).

 

Negli anni più recenti, attraverso l'uso della fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale), Bartel e Semir (University College in London) hanno non solo dato prova di quanto ipotizzato dal dr. Marsden ma hanno anche dimostrato che nell'abuso di sostanze così come durante il periodo in cui si è innamorati, le aree del cervello che si attivano sono le stesse.

 

La Risonanza Magnetica Funzionale evidenzia che la corteccia prefrontale - che diventa iperattiva nei pazienti depressi - è inattiva quando siamo "inebetiti".

 

A questo punto la domanda che potrebbe nascere spontanea è: "Come può questo conciliarsi coi bassi livelli di serotonina che sono indicatori sia dell'infatuazione sia della depressione?"

 

A tutt'oggi la risposta è: non lo sappiamo!

 

Possiamo però cercare di dare una spiegazione basandoci sulle conoscenze già in nostro possesso.

 

La pulsione iniziale (che per correttezza intellettuale d'ora innanzi chiameremo lust) è perpetrata dall'aumento nei livelli degli ormoni sessuali quali il testosterone e gli estrogeni.

 

Questo induce una corsa indiscriminata verso l'appagamento e l'attrazione, a questo punto, affiora quando viene identificato un oggetto più o meno appropriato all'appagamento (riconosciuto non solo dalla chimica ma anche dalla comunicazione no verbale, dal linguaggio del corpo e dal paraverbale) ed è associata ad uno sconvolgimento del sonno e delle abitudini alimentari.

 

Un recente studio dell'Università di Chicago ha dimostrato che, nell'uomo, i livelli di testosterone aumentano di un terzo durante una chiacchierata casuale con un soggetto verso il quale l'uomo è attratto. Vale la pena ricordare in questa sede che negli animali, il testosterone, provoca aggressività e mancanza di freni e che, sebbene evoluto, l'uomo è pur sempre un animale, almeno dal punto di vista biologico.

Più importante è la reazione ormonale, più marcati diventano le modificazioni comportamentali.

 

Questo loop può essere parte di un più ampio processo di "accoppiamento" e la cosa interessante che dà credito alla teoria che l'aumento del testosterone serva all'uomo a cercare di soddisfare il proprio lust e a cercare quindi un partner per l'accoppiamento è che i livelli ormonali negli uomini sposati e nei padri sono significantemente inferiori rispetto agli uomini single che sono ancora "a caccia".

 

Helen Fisher, ricercatrice alla Rutger University, ha suggerito un modello trifasico dell'innamoramento in cui ciascuno stadio coinvolge un particolare "set" di neurotrasmettitori e di ormoni. Ovvero, secondo la Fisher, l'amore si articola in 3 fasi - lust, attrazione e attaccamento ed ogni fase è guidata da diversi ormoni e sostanze chimiche.

 

Nella prima fase, la fase del lust, l'innamoramento è influenzato e diretto dagli ormoni sessuali testosterone ed estrogeni - sia negli uomini sia nelle donne. La fase successiva è quello che viene considerato come il momento incredibile di quando si ama veramente. In questa fase si è in completa balìa dei neurotrasmettitori ed è difficilissimo, se non quasi impossibile, pensare ad altro se non all'oggetto del proprio desiderio. Si pensa che siano tre i principali neurotrasmettitori coinvolti in questa fase: adrenalina, dopamina e serotonina.

 

Nella fase dell'attrazione si nota come le fasi iniziali dell'innamoramento attivino la risposta allo stress, aumentando i livelli ematici di adrenalina e cortisolo. Questo ha l'affascinante effetto di far sì che qualora inaspettatamente ci si imbatta nell'oggetto del desiderio, si inizia a sudare, il cuore batte sempre più velocemente e la bocca si secca. La Fisher, nel corso dei suoi studi più recenti ha esaminato i cervelli delle coppie "innamorate pazze" scoprendo che hanno alti livelli del neurotrasmettitore noto come dopamina. Questo prodotto chimico regola il processo "desiderio e ricompensa' innescando una corsa verso la ricerca del piacere. E anche la Fisher ha notato quanto già proposto anni prima dal dr. Marsden: l'effetto sul cervello è identico all'assunzione di cocaina. La Fisher conclude "le coppie spesso mostrano i segni aumento dopaminergico: aumento di energia e di ATP, minor bisogno di dormire o di mangiare, attenzione focalizzata e squisito diletto nell'abbondanza dei più piccoli dettagli di questa nuova relazione". Adrenalina, dopamina e, infine, serotonina. Uno dei prodotti chimici più importanti dell'amore, che ci spiega perchè, quando si è innamorati, l'oggetto della pulsione continui a spuntare nei pensieri dell'innamorato.

 

Nella terza fase, quella che la Fisher definisce "dell'attaccamento", è quella in cui si sviluppa il legame che tiene insieme le coppie abbastanza a lungo per permettere loro di avere e crescere dei figli. Gli scienziati pensano che ci potrebbero essere due principali ormoni coinvolti in questo sentimento di attaccamento, ovvero l'ossitocina e la vasopressina.

 

L'ossitocina è un ormone potente rilasciato da uomini e donne durante l'orgasmo ed è considerato l'ormone "delle coccole". La sua azione sembra essere quella di rendere i sentimenti di attaccamento più profondi e fa sì che i membri della coppia si sentano molto più vicino l'un all'altro dopo aver fatto sesso. alcune teorie sostengono che più sesso due persone facciano, più profondo diventi il loro legame.

 

L'ossitocina è anche responsabile del rilascio spontaneo di latte da parte del seno materno quando la madre sente il suono del piccolo o lo vede. Viene infatti anche rilasciata durante il parto e sembra aiutare a consolidare il legame tra la mamma e il bambino. La professoressa Diane Witt, associato di psicologia all'Università di New York, ha dimostrato che se si blocca il rilascio naturale di ossitocina negli ovini e nei ratti, questi rifiutano i loro piccoli. Mentre, al contrario, l'iniezione di ossitocina in ratti di sesso femminile che non hanno mai avuto rapporti sessuali, ne ha causato un'attaccamento materno ai piccoli di un'altra femmina, strofinandosi contro i cuccioli e proteggendoli, come se fossero i propri.

 

La vasopressina è un ormone antidiuretico importante nella fase a lungo termine per mantenere l'impegno di coppia e viene rilasciato dopo il sesso. Essa collabora con i reni per controllare la sete. Il suo ruolo potenziale in relazioni a lungo termine è stato scoperto quando gli scienziati hanno esaminato l'arvicola delle praterie (Microtus ochrogaster) che, si è scoperto, tendono ad indulgere nel sesso molto più di quanto sia strettamente necessario ai fini della riproduzione. Inoltre formano delle coppie stabili nel tempo, come fanno gli esseri umani. O meglio, come dovrebbero fare gli esseri umani, almeno in teoria. Quando alle arvicole delle praterie maschio viene somministrato un inibitore degli effetti della vasopressina, il legame con il partner peggiora istantaneamente come se d'improvviso perdessero la loro devozione e non riesce più a proteggere la propria partner da nuovi pretendenti.

 

In aggiunta noi siamo attratti da coloro che emettono un particolare odore marchiante a livello genetico (attraverso i fenormoni) simili a quello emesso dai nostri genitori.

 

Martha McClintock, della University of Chicago, ha studiato l'attrazione femminile verso le t-shirt sudate indossate dai maschi. Più l'odore era similare a quello del padre, più la femmina era attratta ed affascinata.

Da qui potremmo trarre la conclusione, cara ai freudiani, che l'innamoramento non sia altro che un esercizio incestuoso ed una rivendicazione dei complessi freudiani di Edipo ed Elettra. tuttavia, sebbene io sia un freudiano sono anche un cognitivo-comportamentale per cui oso suggerire che ci sia di più.

Andreas Bartel ha identificato e descritto identiche reazioni nei cervelli delle giovani madri che guardavano i loro bimbi ed il cervello di quelle che gaurdavano il loro innamorato. (Univ. College London's Wellcome Dept. Imaging Neuroscience - Journal of NeuroImage, Feb 2004)

"Entrambi, l'amore materno e l'amore romantico, risultano essere esperienze fortemente ricompensanti che sono direttamente collegate alla perpetrazione della specie e hanno, di conseguenza, una strettamente collegata funzione biologica di cruciale importanza evoluzionistica" (Bartels, ibidem)

Questa tendenza "incestuosa" dell'amore è stata successivamente confermata da un altro studioso, il dr. Perrett della University of St Andrews, Scotland.

I soggetti nei suoi esperimenti hanno preferito il proprio viso tra tutti quelli mostrati dal computer dopo averli trasformati nel sesso opposto. (in pratica hanno scelto l'unione dei visi dei genitori)

 

Contrariamente a quanto erroneamente si creda, l'amore è per la maggior parte collegato ad emozioni negative.

 

Il Prof. Arthur Aron, della State University of New York at Stonybrook, ha dimostrato, che già nei primissimi incontri, le persone interpretano erroneamente emozioni ed indizi fisici - esempio come i brividi o le "farfalle nello stomaco" o la tachicardia - come segni dell'innamoramento. Inaspettatamente sono proprio le persone ansiose, soprattutto quelle che hanno un'attivazione del gene "trasportatore della serotonina" che risultano essere sessualmente più attive.

 

Sono comuni anche sintomi quali pensieri ossessivi riguardanti la persona amata e atti compulsivi e le percezioni e le funzioni cognitive sono distorte.

 

I vecchi ci insegnano che "l'amore è cieco"! Ed è vero, infatti, spesso, l'innamorato fallisce al reality test.

 

Innamorarsi include l'aumento nella secrezione della b-feniletilamina (PEA, detto anche la chimica dell'amore) nei primi 2-4 anni della relazione. Questa droga naturale genera un'euforia ed aiuta a ignorare o oscurare i fallimenti della controparte (o potenziale tale) e questo oblio - che porta a percepire solo i lati positivi dell'altro e a scartare quelli negativi - genera una situazione patologica simile al meccanismo di difesa ancestrale noto some "scissione".

 

Se è tanto vero che l'amore è cieco è tanto altro vero che l'amore cambia il modo di pensare?

 

La dr.ssa Donatella Marazziti, psichiatra presso l'Università di Pisa, ha effettuato uno studio su venti coppie i cui componenti hanno dichiarato di essere follemente innamorati da almeno sei mesi. Lo studio aveva come scopo indagare se i meccanismi encefalici che fanno emergere costantemente ed in modo ossessivo il pensiero della persona amata fossero in qualche modo correlati ai meccanismi cerebrali tipici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. L'esperimento ha dimostrato che l'amore durante la fase di attrazione) cambia davvero il modo di pensare.

Analizzando campioni di sangue degli amanti, il dottor Marazitti ha scoperto che i livelli di serotonina dei nuovi amanti erano proporzionali ai bassi livelli di serotonina dei pazienti affetti dal disturbo ossessivo-compulsivo

 

Abbiamo detto poc'anzi che l'amore è cieco. Ma da quanto appena detto possiamo dedurre che l'amore ha bisogno di essere cieco.

È necessario, e non facoltativo, che nelle prime fasi dell'innamoramento gli innamorati idealizzino i propri partner, ingrandendo le loro virtù e giustificando i loro difetti, dice Ellen Berscheid (ricercatrice specializzata in psicologia dell'amore).

 

Le nuove coppie tendono anche ad esaltare la relazione stessa. " È molto comune pensare di avere un rapporto più intimo e speciale di quelli che gli altri hanno con il proprio partner" dice la Berscheid. Gli psicologi sostengono che abbiamo bisogno di questa rosea visione che ci fa desiderare di stare insieme per passare alla fase successiva dell'amore.

 

In una relazione di coppia l'attività dei neurotrasmettitori - quali dopamina, adrenalina (norepinefrina) e serotonina,  è aumentata (o, nel caso della serotonina è diminuita) in entrambi i partners.

 

Tuttavia, queste irregolarità, si ritrovano anche nel disturbo ossessivo-compulsivo e nella depressione.

 

È credenza comune che una volta che si è strutturato l'attaccamento e che l'infatuazione lascia spazio a qualcosa di più stabile e meno esuberante, i livelli delle suddette sostanze tornano alla normalità.

 

Essi vengono rimpiazzati da due ormoni (endorfine) che generalmente giocano un ruolo fondamentale nelle interazioni sociali (inclusi i legami ed il sesso) - ovvero la succitata ossitocina (la chimica delle coccole e della fiducia) e la vasopressina (la chimica della fedeltà).

Come detto l'ossitocina facilita la costruzione di legami.

 

 

L'amore, in tutte le sue fasi e manifestazioni, è una dipendenza, probabilmente dovuta ai vari livelli di norepinefrine prodotti, come la succitata simil-anfetamina PEA (b-feniletilamina)

L'amore, in altre parole, è una forma di abuso di sostanza psicotropa.

 

La privazione dell'amore romantico ha ripercussioni psichiche molto serie.

 

Uno studio condotto dal dr. Kendler (professore di psichiatria e direttore del Virginia Institute for Psychiatric and Behavioural Genetics) ha sottolineato come la rottura di un rapporto possa indurre ansia e depressione. (Archives of General Psychiatry, Sept 2005)

 

A questo punto potremmo chiederci, allora, come mai ciscuno viva l'amore in modo differente. Se fosse una sola questione biochimica dovremmo osservare le stesse modificazioni biologiche e comportamentali in tutti i soggetti.

 

Ma anche la nostra esperienza personale gioca la sua parte. Per cui potremmo ipotizzare che l'amore non possa ridotto ai suoi componenti biochimici e neuroelettrici e che non sia meramente l'insieme dei nostri processi neurochimici, quanto piuttosto il modo personale che ognuno di noi ha di sperimentarli.

 

Per quanto un impulso biochimico o neurochimico possa essere forte l'ultima parola spetta sempre, a mio giudizio, alla nostra razionalità.

 

 

 

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